ACIREALE

ACIREALE
Acireale, origini e storia.

Aci e Galatea, l'unione impossibile di un mortale e di una ninfa.
Un amore che sfidò tutto, persino la furiosa gelosia di Polifemo...
Sulla leggenda di Aci e Galatea si fonda l'origine di Acireale.
Ma andando oltre il mito, sappiamo che i Siculi di Xiphonia (primo
nome che la tradizione storica attribuisce ad Acireale), avevano relazioni commerciali con i Fenici.
In questo periodo, Acireale era situata sul promontorio di Capo Mulini.
Sotto la dominazione romana, Akis si trova nella zona interna di
Reitana.

Dopo un periodo di notevole importanza politica nel III sec. a. C., alla caduta dell'impero romano, Acireale entrò in un'epoca di decadenza. Nell'era bizantina, ritroviamo Jachium vicino alla fortezza
del Castello di Aci, grazie alla quale poté resistere ai musulmani fino
al 902. Nel 1091, la città perse la sua autonomia e cadde sotto la giurisdizione del vescovo di Catania. Nel 1326, si spostò nell'attuale altopiano col nome di Aquilia Nova. Nel 1642 un decreto di Filippo IV
di Spagna diede alla città il nome di "Reale", in quanto città demaniale.

# Posté le mardi 05 septembre 2006 12:11

VILLALBA

VILLALBA
Villalba è un piccolo paese nel centro della Sicilia nella provincia di Caltanissetta. Come altri paesi di questa zona è sorto nel cuore del feudo intorno alla fattoria padronale. ll paese, in sensibile pendio, sta a specchio delle Madonie che si innalzano al di là di Polizzi Generosa. Tutto attorno alle case spazia l'occhio sulle terre del feudo Miccichè.
Micciché a nome arabo (Mikiken) e il feudo è menzionato con suo nome originario in un diploma del 1175, con il quale, dirimendo una controversia tra il vescovo di Cefalù e la nobildonna Lucia Cammarata, si riconosceva a quest'ultima la signoria del feudo. Si giungeva allora al feudo di Mikiken o dalla trazzera che da Karsa Nube (oggi Castronovo) e Rakalsacca (pietre Cadute) porta verso l'alveo del fiume Platani, fino a Racalmincer (Regalmici), da dove per la trazzera di Yale (Alia) per Kassaro o baronia di fontana Murata, fino al feudo di Rakalial, oggi Regaliali.
Le due strade, a forma di ipsilon, si congiungevano al casale di Mikiken, e ancora oggi si congiungono a Villalba, perché le odierne strade sono state ricavate sulle tracce delle antiche trazzere: da Villalba, per i feudi di Turrumè, Tudia, Kibbò, Xirbi si giungeva e si giunge tuttora a Kalata-Nissa, l'odierna Caltanissetta.
Secondo le attendibili notizie fornite dallo storico nisseno Giovanni Mule Bertolo, il primo signore che popolò le terre di Micciché, estese 1900 salme (4250 ettari circa), fu don Nicolò Palmeri Calafato, il quale acquistò la baronia da Domenico Cor-vino Caccamo, barone di Villanova.
Le prime case del paese vennero costruite nel 1763 e le carte più antiche dell'archivio parrocchiale, circa nascite e morti sono dell'anno 1785
Nel censimento del 1795 il paese di Villalba è popolato da 1018 abitanti, saliti a 4380 nel 1898.
Unica risorsa del paese e l'agricoltura, che i villalbesi esercitano anche nei feudi di Vicaretto, Belice, Centosalme, Casabella, Mattarello e Chiapparia, in prevalenza come braccianti o mezzadri.
Il contratto di mezzadria, agli inizi di questo secolo, era ancora concepito in termini assolutamente vessatori e feudali. Il colono nel primo anno preparava la terra a sue spese, concimandola con stallatico nella quantità minima di 25 carichi (circa 35 q.li) per tumulo di terra (14 are), e la seminava a legumi (fave o lenticchie) e il prodotto era tutto a suo beneficio. Se il proprietario aveva anticipato le sementi, aveva diritto al rimborso con l'aggio di 5 tumuli per salma (32%). Il secondo anno la terra veniva seminata a grano e il prodotto veniva diviso in parti uguali tra colono e proprietario. Quest'ultimo, con i suoi campieri, prima di operare la divisione, procedeva ai "prelievi" di diritto e di consuetudine.
Anzitutto venivano prelevati i diritti spettanti al proprietario, e cioè le sementi maggiorate del 32% (che veniva prelevato dalla quota del mezzadro); il secondo "prelievo" era costituito dalla cosiddetta "dote della terra" o terragiuolo, consistente in un canone minimo di 1 q.le di grano per ettaro di terra, anche esso interamente a carico del mezzadro, poiché l'anno prima il proprietario non ne aveva avuto alcun utile; terza sottrazione quella per la cassa di ricchezza mobile, quarta la manutenzione del selciato delle stradelle. Quindi si prelevano 2 tumuli di grano per ogni salma di terra (2,23 ettari) da destinare ai campieri, 1 tumulo per la lampada della masseria, mezzo tumulo per fare la "cuccia" (il grano bollito che si consumava per la festa di S. Lucia) e 1 tumulo per la santa Chiesa e i monaci del convento.
A rendere ancor più misere le condizioni dei contadini, si aggiungevano inoltre i dazi e i balzelli che gravavano sul prodotto e sul bestiame.
Da un bilancio del consiglio civico del comune di Villalba dell'anno 1812 si rileva che il dazio sul frumento era di 2 tari e 10 grani L. 1,06) sopra ogni salma di frumento (224 Kg); su ogni salma di orzo, fave o legumi di 1 tari e 10 grani (L. 0,45); per "ogni testa di cavallo, bue, mulo e vacca (eccetto i seguaci)" di 2 tari e 10 grani; per ogni asina di 1 tari e 15 grani; per ogni 100 capre o pecore di ó tari; e di 2 grani per ogni capo di carne macellata.

La storia civile di Villalba registra tutta una serie di ribellioni popolari, con le quali i contadini si sollevarono contro il barone e la mafia per strappare un miglioramento dei patti agrari e con esso una più umana condizione di vita.
Queste ribellioni cominciarono a verificarsi dopo l'abolizione della feudalità, nel 1812. Furono alla testa dei contadini, giovani intellettuali della nuova piccola borghesia di Villalba.
Il primo moto rivoluzionario di cui abbiamo notizie a del 1820 e fa seguito ai moti del luglio di Palermo; il popolo di Villalba tenta l'assalto alla casa di Don Nicolò Palmeri Morillo, barone di Micciché e marchese di Villalba, il quale pota a stento salvarsi la vita. Mule Bertolo cosi descrive l'episodio nella "Storia di Villalba": "Un gruppo di gente perversa, la quale nei ricchi non vede che i partigiani dell'aristocrazia, assalta il Palmeri, che non perde la vita grazie al suo segretario, G. Liberti, uomo dalle forme gigantesche, il quale devia un colpo di fucile, sparato al petto del marchese di Villalba".
Nel 1848, ancora in occasione del moto rivoluzionario di Palermo, i contadini di Villalba insorsero al grido di "viva Villalba; viva Palermo e viva Pio IX". Vennero date alle fiamme le carte del regio giudice e si tentò invano di bruciare i contratti di mezzadria del feudo Micciché depositati nell'archivio di un notaio locale. I moti furono soffocati nel sangue. L'anno 1849 registra ben 19 contadini morti ammazzati nelle campagne di Villalba a opera di ignoti.
Nel 1860 manipoli di Villalbesi si aggregarono ai mille di Garibaldi.

Di fatto, comunque, il paese di Villalba rimase lungamente ad economia prettamente feudale, sotto il peso di mezzadrie e concessioni assolutamente esosi

# Posté le jeudi 31 août 2006 16:16

TRES BELLE HISTOIRE VECU DU JOURNALISTE ANTONIO D'ORRICO

TRES BELLE HISTOIRE VECU DU JOURNALISTE ANTONIO D'ORRICO
ENTRE HISTOIRE ET FOLKLORE • Corleone la mafieuse

Ici, “le Parrain” est aussi une liqueur... Depuis l'arrestation au printemps dernier de Bernardo Provenzano, le dernier chef de la Mafia, la petite ville sicilienne tente de faire de son histoire sanglante un atout touristique.

Lorsqu'on se promène dans le centre de Corleone, on remarque plusieurs choses. La première est que les boucheries s'appellent ici carnezzerie [mot dialectal dont la sonorité peut évoquer le mot carnefice, “massacre”]. Ce qui fait froid dans le dos quand on pense à l'histoire de cette bourgade, capitale de la Mafia et patrie – par ordre de succession – de Luciano Liggio, de Totò Riina et de Bernardo Provenzano, trois des criminels les plus féroces et les plus sanguinaires de notre histoire (on attribue 800 meurtres au seul Riina).
La deuxième chose, ce sont les plaques qui commémorent l'héroïsme des habitants de Corleone à l'époque du Risorgimento. Histoire de rappeler que, si la ville fait partie de l'histoire nationale, ce n'est pas seulement à cause de ses parrains mafieux. La troisième, c'est qu'il existe un musée de la Mafia, curieusement baptisé musée de la Légalité. A l'entrée du bâtiment, une jeune femme s'excuse : le musée est fermé. Je m'apprête à repartir lorsqu'elle ajoute qu'il a été provisoirement transféré à un endroit qui s'appelle Centre multimédia ou quelque chose de ce genre. Ah, bien ! Et où se trouve-t-il ? La jeune femme s'excuse encore : le Centre machin-truc est momentanément fermé parce que le gardien est en vacances.
La quatrième chose que l'on remarque, sur la place de Corleone, c'est la librairie-papeterie. Je demande aux propriétaires, la mère et la fille, quels sont les livres qui se vendent le mieux à Corleone : le Da Vinci Code de Dan Brown, La vampa di agosto [La flamme d'août] d'Andrea Camilleri et Voglia di te [Envie de toi] de Federico Moccia. Une nouvelle confirmation du fait que nous sommes bien en Italie : le hit-parade local reflète celui des ventes nationales.
Enfin, on remarque le Central Bar, dans lequel se trouve une publicité pour la liqueur amère Il Padrino [le Parrain]. A l'intérieur sont exposées, comme autant de petits autels, des images de la saga de Mario Puzo [dont le roman a inspiré les films de Francis Ford Coppola], les visages de Marlon Brando dans le rôle de Don Vito Corleone et d'Al Pacino dans celui de Michael. Et il y a même un glossaire des répliques les plus célèbres.
Même si l'heure n'est pas idéale, je demande à goûter, pour des raisons de service, la liqueur du Parrain. L'un des deux frères Ruggirello, propriétaires du bar, me sert un verre. Pendant qu'il le pose sur le comptoir, il presse de l'autre main un bouton qui se trouve sous la machine à café, et la musique du film envahit la salle. La liqueur est dense et sucrée, comme le sont les amers classiques du Sud. Ruggirello me raconte que la recette (secrète) de l'élixir lui a été donnée par un oncle typographe à l'article de la mort. Il me dit que l'idée de faire un peu de marketing et d'exploiter le label universellement connu de Don Vito Corleone n'a pas plu à tout le monde dans le village. Il me demande ce que, moi, j'en pense. Je lui réponds que je ne sais pas trop, mais qu'un peu d'humour ne peut pas faire de mal.
De la même manière, il y a exactement dix ans, Oliviero Toscani avait bien fait de venir à Corleone photographier les jeunes d'ici pour le catalogue Benetton. “Cipriani, le maire, m'avait téléphoné, m'a expliqué Toscani, pour me demander de l'aider à changer l'image de Corleone. Il m'est venu à l'esprit que la représentation de Corleone, immortalisée dans des centaines de reportages, était toujours celle de vieux sur leurs bancs avec leur casquette sur la tête. Alors, je lui ai dit : 'Photographions ceux qui sont nés après 1968.'” “Qu'est-ce qui a changé, depuis ? — Je ne sais pas”, me dit l'ancien maire, qui a été à l'initiative de ce printemps de Corleone. “Il y a comme une mélancolie qui est descendue sur Corleone, et peut-être sur toute la Sicile.”
Le symbole de cette mélancolie est une chienne qui passe ses journées sur la place de la mairie et que me présentent les clients du Central Bar. Elle s'appelle La Vanga, du nom d'un hameau des environs, et elle a une particularité que j'ai moi-même constatée : elle accompagne jusqu'au cimetière tous les cortèges d'enterrement puis revient sur la place, où elle attend le prochain convoi funèbre. “Son père aussi faisait ça”, m'explique un consommateur. La Vanga est traitée avec respect et sollicitude, comme une divinité protectrice. Peut-être parce qu'elle représente le lien étroit que Corleone entretient avec la mort. Une banalité ? Il n'existe certes pas de communes “démortalisées” – comme il existe des “communes dénucléarisées” – mais, à Corleone, pendant des années, la mort a sacrément pris ses aises. On la rencontrait dans la rue chaque matin. “Derrière ce mur, on a tué le maire Bernardino Verro.

Et, à ce coin de rue, ils ont enlevé le syndicaliste Placido Rizzotto, l'homme qui avait suspendu Liggio à la grille d'un portail”, me raconte Cipriani, qui me sert de guide et me signale les endroits où la Mafia a fait fleurir l'industrie de la carnezzeria humaine, depuis la nuit des temps jusqu'à ceux du Dr Navarra, de Riina et de Provenzano. A Corleone, un journaliste ne doit poser qu'une seule question, disait Giuseppe Fava, journaliste tué par la Mafia. Il est venu la poser. Il a demandé à tout le monde : “Mais pourquoi tue-t-on autant, ici ?” Personne ne lui a répondu.

“Il y a comme
une mélancoliesur la ville”

C'est l'heure du déjeuner. La trattoria de Michelangelo Gennaro se trouve devant le commissariat de police de Corleone. Au moment du café, il apparaît que Michelangelo a de spectaculaires ascendances mafieuses. Le grand-père, qui s'appelait lui aussi Michelangelo Gennaro, fut un célèbre parrain du début du siècle dernier. Mais ni son fils ni son petit-fils n'ont suivi ses traces. Michelangelo, le petit-fils, est un chrétien à la religiosité tourmentée. Et c'est un fin humoriste. Quand je lui dis que je vais aller voir la cache où Provenzano a été arrêté, il prend une feuille de papier, écrit quelque chose, la replie de nombreuses fois comme un origami et me la tend : “Voilà, je vous ai fait un pizzino à donner aux policiers qui montent la garde devant la cache. Comme ça, ils vous permettront d'entrer y jeter un coup d'½il.” J'éclate de rire. [Provenzano écrivait ce genre de bouts de papier pour communiquer avec ses hommes.] Et si l'humour parvenait à vaincre la Mafia ?
Comme les touristes, je monte à Montagna dei Cavalli pour voir la ferme où Provenzano a été capturé. Deux policiers sont de garde. C'est à peine une bergerie. Voilà l'endroit où le parrain écrivait à la machine toute la journée et mangeait de la chicorée. Depuis ce fameux 11 avril 2006 – Provenzano était en cavale depuis quarante-trois ans –, le temps semble s'être arrêté. Seule la chienne est restée. Le lendemain de l'arrestation, elle a mis au monde neuf chiots. “L'un des chiots est mort. Le matin, nous apportons du lait aux autres”, raconte un policier. Serait-ce une habitude corléonaise que de parler par allégories canines ? La chienne des enterrements et celle-ci qui accouche semblent nous dire : “La vie continue”...
Et la Mafia, elle a disparu avec Provenzano ou elle continue ? “Elle continue, elle continue”, assure Dino Paternostro, célèbre mafiologue et antimafieux militant. Les journalistes viennent et l'interrogent. La Mafia et les femmes ? Il me parle de Ninetta Bagarella, la femme de Riina. Elle était belle, il y a trente ans : robe blanche à fleurs avec des manches ballon, la jupe au-dessus du genou, les jambes nues et bronzées. C'est un tempérament de feu : les policiers disaient alors que le chef, c'était elle. La Mafia et le tourisme ? Il m'informe qu'il existe maintenant une agence qui organise des visites sur les lieux légendaires de l'Onorata Società.
Leurs soirées, les jeunes de Corleone les passent au Strange Days, bière et télé sous la pergola. On peut aussi voir les fils de Provenzano assis dans une voiture, à quelques mètres des tables du bistrot. Comme dans les autres villes du Sud et d'Amérique, les jeunes vivent dans les voitures, ils se promènent dans le village et échangent des coups de klaxon pour se dire bonsoir.
Les sympathisants de la Mafia se retrouvent au cercle – un cercle qui n'a pas de nom, avec de lourdes tentures. Là, dit-on, on parle de Totò Riina avec le lyrisme épique dont usaient les sympathisants des Brigades rouges quand ils parlaient de Renato Curcio en prison. Les mafieux, dit-on à Corleone, se reconnaissent à la manière dont ils “s'annacano”. Que veut dire “s'annacano” ? Je dérange le maître, Andrea Camilleri, pour une consultation linguistique. Il me dit : “Annacarsi ? Marcher comme si l'on se portait soi-même en procession” Entendu.
Avant de repartir, je monte jusqu'au monastère, tout en haut du canyon qui se dresse au milieu de Corleone. Autrefois, c'était une prison, maintenant il abrite huit franciscains, en robe de bure et sandales. De là on voit les autres canyons qui enserrent Corleone et lui donnent cet aspect de terre de western qui lui a valu d'être rebaptisée Tombstone City [en référence à la ville d'Arizona où se déroule l'action dans Règlement de comptes à O.K. Corral]. Mais ce n'était pas seulement une question de paysage.
P.-S. De retour à Milan, je tombe sur un groupe de lycéens qui jouent passionnément au jeu vidéo Le Parrain, inspiré de la saga de Puzo et Coppola. C'est la dernière mode et elle fait fureur. Le Corleone Code a encore frappé.

Antonio D'Orrrico

Corriere della Sera

# Posté le mercredi 30 août 2006 15:40

SCOPAAA

SCOPAAA
KI VE FAIRE UNE PARTIE ?

# Posté le mercredi 30 août 2006 13:20

LERCARA FREDDI

LERCARA FREDDI
Superficie del comune mq 3727
Gli abitanti si chiamano Lercaresi
Popolazione residente 7386
Densità per Km/q 198.2
di cui maschi 3496
femmine 3890
CAP 90025
Sindaco attuale Gaetano Licata
Nr. tel.comune 0918251226



La petite ville de Lercara Friddi a étè jusqu'à la fin des années '40 importante pour ses mines de soufre, on peut d'ailleurs en voir les traces encore sur les monts Madore, Croce et Serio, où a , d'ailleurs été institué le Parc Archeologique Minier des Soufrieres , encore en projet.
Sur le site du mont Madore on a trouve durant des fouilles des reste d'époque sicane : plaques de bronze, amphores, niches votives, etc.. qui se trouvent maintenant au musée installé dans la bibliothèque comunale.
Dans le centre historique il faut visiter l'église Mére riche de marbres précieux, l'église de San Matteo, l'église de Sant'Antonio di Padova et l'église de Maria Santissima di Costantinopoli qui est aussi la sainte protectrice de la ville.
Les palais nobles présentent une belle architecture qui donnent sur la rue principale comme , par exemple, Villa Rose, construite par la famille Rose-Forester au XIXe siécle et qui est en pur style britannique. On peut aussi visiter le Parc Archeologique Industriel des Soufriéres.
Parmi les fêtes religieuses, une est vraiment particuliere, la Semaine Sainte qui a son apogée le dimanche de Pâques pendant lequel se deroule “ U'ncontru”, la rencontre entre le Christ mort , Marie et St Michel archange.

# Posté le mercredi 30 août 2006 13:09