comitini

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Comune di Comitini

Dista 15 Km da Agrigento
Sorge a: 350 metri sul livello del mare
Superficie: 21,70 kmq
Numero abitanti: 955
Densità per Kmq: 44,00
Maschi: 447
Femmine: 508
Denominazione abitanti: Comitinesi
C.a.p.: 92020
Codice Istat: 084016
Codice Fisco: C928

E' ubicato nella provincia di Agrigento fra i seguenti territori comunali : Grotte a Nord ed Est, Favara a Sud, Aragona ad Ovest e Sud e ricade nelle tavolette dell'I.G.M. scala 1:25.000 n.267 III NE "Torre del Salto" e n.267 III SE "Aragona". La superficie, prevalentemente collinare, si estende per complessivi 2.170 ettari. Dal punto di vista idrografico il territorio in esame è compreso per 1722 ettari nel bacino del fiume Platani e per 448 ettari nel bacino del fiume Akragas. E' un territorio orograficamente tormentato che sostanzialmente si dipartisce dal fondovalle (ad ovest) di confine con Aragona e con pendenza più o meno accentuata sale, in senso da ovest ad est fino allo spartiacque di contrada "Montagne" e "Pozzillo" che costituisce in gran parte il confine con Grotte. Solo parzialmente, nell'apice più a sud il territorio si estende oltre lo spartiacque interessando le contrade "La pietra", "Racalmara" e "Poggio Blasi". Grosso modo la giacitura dei terreni è per la maggior parte con esposizione verso ovest. Geopedologicamente, nella totalità i terreni sono derivanti da rocce del Terziario (1276 ettari appartengono al Miocene e 894 ettari al Pliocene). Dalla disgregazione di tali rocce derivano terreni calcaro-gessosi e calcaro-solfiferi, i primi si riscontrano nella parte centro-orientale del territorio che comprende le contrade "Mandrazzi", "Stretto", "Serra Tanazzi", "Cozzo Medico", "Pozzillo" e "Castellaccio" mentre i secondi interessano parte delle contrade "Mandrazzi", "Tanazzi", "Pozzillo" e "Sinatra". Un fenomeno di vulcanismo secondario è attivo in contrada "Occhiobianco". L'area interessata, ubicata all'interno del parco della forestale, all'apice di un rilievo collinoso, è brulla piena di crepe e di piccoli coni di fango che emettono continuamente bolle di gas e rivoli di fanghiglia. L'altitudine del centro urbano sul livello del mare è compresa fra m.298 e m.346 mentre quella del territorio è compresa fra m.150 e m.611. L'unico torrente degno di nota è il Cantarella, affluente del fiume Platani, che oltre a formare un'ampia vallata, per un tratto segna il confine col territorio di Aragona.

# Posté le jeudi 12 avril 2007 18:36

Canicatti

Canicatti
(SITE INTERESSANT SUR CETTE VILLE: )

La città di Canicattì, importante centro agricolo della provincia di Agrigento, ha una popolazione di circa 34.000 abitanti ed è posta su una collina.
Il Centro Antico ha la forma di un grande anfiteatro, con punti di altitudine compresi tra i 422.07 metri della Chiesa della Sacra Famiglia ed i 528,17 metri del Convento dello Spirito Santo. Piazza IV novembre (447,32 m.), Piazza Roma (501,76 m.) e la Piazza di San Diego (441,99 m.), costituiscono i fulcri monumentali urbani attorno ai quali è avvenuta l'espansione della città.

E' difficile risalire alle origini precise della nascita di Canicattì ma si conosce l'esistenza di molti casali arabi che sorgevano nel territorio. Su due di questi casali, KHANDAG-ATTIN e AL QATTA' (rispettivamente Fossato di argilla e Fonte del Tagliatore di pietra), è stata disegnata la città che cominciò ad assumere la propria conformazione urbana solo dopo la conquista normanna nel territorio agrigentino.

Dopo la fine della dominazione araba esiste nella storia di Canicattì un vuoto di circa tre secoli per cui la documentazione risale alla fine del XIV° secolo. Ma il vero rifondatore della città fu Andrea De Crescenzio che nel 1467 ottenne da Palermo "Il Privilegio" ovvero la facoltà di ampliare i confini territoriali della Signoria e di popolarlo con gente sia "regnicola" che "estera", inoltre gli fu data la possibilità di recingere l'abitato con opere di difesa ed il diritto di amministrare la Giustizia sia Civile che Criminale (Mero e Misto Imperio).

Con Calogero Bonanno, genero di De Crescenzio, dal 1507 in poi, iniziò per la città un periodo di sviluppo crescente. Proprio i Bonanno, infatti, contribuirono alla costruzione di Chiese ed opere pubbliche; ma il massimo splendore, a Canicattì, si ebbe sotto la baronia di Giacomo I Bonanno Colonna che dal 1619 al 1636 incrementò l'edilizia civile, promosse interventi urbanistici con la "passeggiata" che conduceva a Naro e con la costruzione delle tre monumentali fontane di Borgalino, dell'Acquanuova e del Nettuno (detta "la funtana di Petreppaulu"). Contribuì inoltre, quasi totalmente, all'edificazione della Chiesa dello Spirito Santo e del Convento dei Minori Osservanti.

Sempre durante la baronia dei Bonanno venne costruito il Monastero delle Benedettine (la Badia). Col passar degli anni, però i Bonanno acquisirino diversi titoli nobiliari che li impegnavano a stare per molto tempo lontani da Canicattì e così alcune famiglie nobili canicattinesi si appellarono alla Corte Civile, adducendo come abusivi vari diritti feudali vantati dai Bonanno, perché non convalidati dalla Commissione Regia.

Iniziò così per Canicattì un periodo di lotte e concessioni finché nel 1804 il Barone Giuseppe II Bonanno rinunciò a buona parte dei diritti feudali. Con l'approvazione della Costituzione del 1812 da parte del Parlamento Siciliano, crollava definitivamente l'edificio feudale, corroso ormai dall'evolversi dei tempi.

Canicattì acquistata la sua autonomia fu molto avvantaggiata dalle norme del nuovo ordinamento, ma l'esiguità estensiva del suo territorio e per le carenze amministrative storicizzate, non ottenne i benefici auspicati, come quello di ottenere un'adeguata Circoscrizione Territoriale.

Nel 1818 i Bonanno lasciarono Canicattì e la baronia fu data in enfiteusi perpetua, per un canone di 1700 onze, al Barone Gabriele Chiaromonte Bordonaro. Dopo i moti del 1820 sedati dall'arrivo in città di milleduecento soldati, l'ordine pubblico regnava anche se cominciavano a sentirsi lontani e blandi echi patriottici, subito smorzati, di qualche canicattinese iscritto alla Carboneria.

Nel 1832 un'invasione di cavallette distrusse tutto il raccolto nelle campagne mentre nel 1837 scoppiò il colera che causò 957 decessi in due mesi. Fu proprio per quest'ultimo motivo che Re Ferdinando II visitò la Sicilia e nel 1838 si recò a Canicattì ospite del Barone Bartoccelli .

Il 17 febbraio 1844 fu data con Sovrano Rescritto, l'approvazione di definire la nuova Circoscrizione Territoriale. Fu allora che vennero assegnati al territorio di Canicattì i feudi di Cannarozzo, dei Gulfi, della Balata dei Russi appartenenti allora al territorio di Naro, la tenuta di Giardinelli del territorio di Agrigento e le tenute di Graziano e di Corrici del territorio di Caltanissetta.

Nel gennaio del 1848 Palermo insorgeva contro i Borboni incitando tutta la Sicilia alla rivolta. Canicattì aderì all'iniziativa che, però, fallì e così la città si mostrò ulteriormente fedele al Re mandando a Napoli una rappresentanza che dichiarò al Sovrano fedeltà ed ubbidienza.

Successivamente, con lo sbarco dei Mille Canicattì venne annessa al resto d'Italia. Alla fine del XIX secolo, Canicattì era considerato uno dei primi comuni della provincia, sia per il numero degli abitanti, sia per la ricchezza prodotta dall'agricoltura. All'inizio del nuovo secolo era già un importante centro commerciale verso cui confluivano molti paesi del circondario. Nel gennaio del 1905 fu inaugurato il Teatro Sociale, il cui progetto è attribuito all'Architetto Ernesto Basile e nel 1914 fu aperta la Via Cesare Battisti che da letto del torrente divenne un'importante arteria cittadina.

Nella Prima Guerra Mondiale morirono trecento canicattinesi e proprio nel 1915 scoppiò una crisi che provocò tumulti per il brusco aumento dei prezzi dei generi alimentari. Nel 1922 fu fondata "La Martorana" una società elettrica privata che per oltre quarant'anni garantì alla città l'energia elettrica necessaria.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Canicattì venne bombardata più volte fino al luglio del 1943 quando gli americani entrarono nella città. Il resto è storia recente.

(per eventuali approfondimenti si può consultare il libro "Emergenze architettoniche nel centro storico di Canicattì" di Giuseppe Caruso, da cui è stato tratto il brano suindicato)

# Posté le jeudi 22 février 2007 10:31

CATANIA-PALERMO

CATANIA-PALERMO
34 personnes, dont 11 mineurs, ont été arrêtées après les affrontements entre forces de l'ordre et supporteurs à Catane qui ont tué un policier en marge du derby sicilien contre Palerme, a annoncé mardi le ministre de l'Intérieur Giuliano Amato.
Les violences avaient mené dans le week-end à une vingtaine d'arrestations mais de nombreuses perquisitions ont été effectuées par les forces de l'ordre depuis ce week-end à Catane.
Le gardien du stade Massimino a notamment été incarcéré lundi après avoir tenté d'empêcher les policiers d'entrer dans le stade pour une perquisition en les menaçant avec ses chiens, ont annoncé les médias italiens. Son épouse et sa fille ont aussi été arrêtées.
L'enquête doit déterminer si cet employé du stade aidait les supporteurs à faire entrer des objets dangereux pour les matches.
Selon l'autopsie effectuée sur le policier de 38 ans tué lors des affrontements, ce dernier est mort à cause de blessures au foie et à l'abdomen après avoir reçu un coup, peut-être une grosse pierre jetée sur lui.
Les violences, qui ont conduit les instances sportives à suspendre sine die toutes les compétitions de football en Italie, ont également fait une centaine de blessés à Catane.
Lundi soir, le gouvernement a annoncé parmi ses premières mesures d'urgence que les matches se joueraient sans public dans tous les stades qui ne sont pas aux normes de sécurité. Aucune date n'a été encore fixée pour la reprise du Championnat.
La législation en vigueur impose notamment des billets nominatifs, des places numérotées, un système de vidéo-surveillance interne et externe, un poste de police à l'intérieur de l'enceinte, des tourniquets, des zones de pré-filtrage, ainsi qu'un éclairage suffisant à l'extérieur du stade.
Le sous-secrétaire à la Justice Luigi Scotti a annoncé que cinq stades étaient actuellement en conformité, sans préciser quelles sont ces enceintes.
Le ministre italien de l'Intérieur Giuliano Amato a promis mardi de résister aux "pressions" du monde du football qui pourraient freiner l'adoption de mesures drastiques contre la violence dans les stades, lors de son intervention devant les députés après la tragédie de Catane.
"Il y a aura des pressions pour que le spectacle continue, parce que les recettes de l'Etat et des clubs dépendent du football. Nous avons le devoir à l'égard des forces de l'ordre et des citoyens de résister aux pressions", a déclaré le ministre.
"La sérénité des familles italiennes vaut plus que les intérêts économiques qui prétendent que le spectacle doit continuer", a poursuivi le ministre, dans une allusion claire aux propos tenus par le président de la Ligue des clubs, Antonio Matarrese.
"Nous sommes touchés, mais le spectacle doit continuer", a déclaré lundi M. Matarrese, qui a ajouté: "les morts font malheureusement partie de ce très grand mouvement qu'est le football et que les forces de l'ordre ne réussissent toujours pas à contrôler".
"Le football ne doit jamais s'arrêter. C'est la règle N.1: le football est une industrie", a poursuivi M. Matarrese, qui s'est attiré lundi de violentes critiques du chef du gouvernement Romano Prodi et du Comité national olympique italien.
Devant les députés, le ministre de l'Intérieur a dénoncé les "nombreux clubs qui ont démontré leur intention de ne pas se conformer" aux normes de sécurité ces dernières années. Il a notamment accusé "certaines sociétés" de détourner les règles en "certifiant des capacités d'accueil à 9999 spectateurs", bien en-dessous de leur capacité réelle qui leur imposerait des investissements pour se mettre en règle.
Giuliano Amato a cependant admis "avoir commis une erreur en signant en décembre le document qui autorisait les préfets à concéder des dérogations pour les stades non en conformité".

# Posté le mercredi 07 février 2007 07:54

Modifié le jeudi 08 février 2007 12:40

pachino

pachino
Il nome Pachino deriverebbe dal fenicio "Pachum" che significa "Guardia". Ma secondo il Fazello l'origine
deriverebbe dal greco "Paxus" che significa "Fertile". Esistono però altre teorie: secondo mons. Sultano il
significato risale dal nome greco "Paxus Oinos" che significa "Terra abbondante di vino"; mentre il Figura lo
farebbe derivare dal greco "Paxeia Nesos", ovvero "Isola dalla larga circonferenza" riferita all'isola di Capo
Passero. Dopo i Romani arrivarono i Bizantini (dal 300 all'800 D.C.) e quindi gli Arabi (dall'800 al 1090 D.C.), ed i Normanni. Gli Arabi diedero il nome alla frazione di Marzamemi, nella quale costruirono la tonnara, rimasta
funzionante fino agli anni '50; introdussero la coltivazione degli agrumi, bonificarono le campagne, completarono l'acquedotto della Torre Xibini, costruirono le saline e i pozzi Senia per l'irrigazione dei campi, tuttora ben funzionanti di cui uno alle porte di Marzamemi, detto "u puzzu re quattru ucchi", è stato utilizzato nei secoli, anche a livello industriale, da popoli diversi corsari compresi. Il declino della città inizia con i Normanni, gli Spagnoli ed i Francesi. In questo periodo furono erette le fortificazioni di Torre Xibini e Torre Fano contro le invasioni piratesche dei Turchi. Dal 1583 al 1714 nascono in Sicilia un centinaio di nuove terre feudali. In questo periodo si determina un sostanziale cambiamento della geografia dell'agro netino, con la fondazione, nella fascia costiera tra le tonnare di Marzamerni e Capo Passero e dei porti di Portopalo e della Marza, di Pachino e Portopalo. Da antiche scritture emerge che il principe di Giardinelli, don Gaetano Starrabba e Calafato, il 24 aprile 1756 inoltra una carta al viceré sollecitando la concessione di fare una popolazione nella sua baronia di Scibini, che viene accordata l'8 maggio 1756. La nuova Terra, chiamata Pachino, sorgerà nel feudo di Scibini a 2 miglia di distanza dalla costa, e sarà popolata da greci cattolici che giungeranno nel feudo dall'Albania, da altra parte della Grecia o dall'Illirico a spese del feudatario. Questo in sintesi il resoconto della fondazione di questo centro. Nel giugno 1768 Pachino ottiene l'autonomia territoriale, che riuscirà a mantenere anche dopo la soppressione della feudalità.

# Posté le dimanche 14 janvier 2007 06:26

pachino

pachino
La storia

Il Promontorio di Pachino, come risulta da alcuni studi scientifici, si è formato nel periodo del Cretaceo, circa
80.000.000 di anni fa. Pare che il "Promontorium Pachyni" fu abitato sin dalle prime epoche preistoriche, anche se di queste presenze non restano molte testimonianze: circa 10.000 anni fa fu abitata la grotta Corruggi, nella quale vennero rinvenuti moltissimi reperti archeologici, che si trovano conservati in gran parte presso il Museo di Siracusa. Si tratta di raschiatoi, coltelli, lance, punteruoli, aghi e altri oggetti di uso quotidiano. Dalle grotte Corruggi e del Fico, durante il periodo neolitico (8.000/1500 A.C.), l'uomo passò a vivere nelle grotte di Calafarina e successivamente, nei periodi del ferro, del rame e del bronzo, fino all'arrivo dei Siculi, le abitazioni rupestri si spostarono nella vicina zona denominata "Cugni di Calafarina". Qui nacquero villaggi e necropoli, un dolmen per i defunti ed un forno sotterraneo per la lavorazione dei metalli, i cui resti, portati alla luce da Paolo Orsi, sono tuttora ben visibili e discretamente conservati. Nel 750 a.C. il territorio di Pachino fu abitato da Fenici, Punici e Greci; e dal 200 al 400 d.C. sopraggiunsero i Romani che ne fecero un centro di attività commerciali e di colonizzazione. Con loro si sviluppò notevolmente l'agricoltura, e specialmente la coltivazione della vite e del frumento. Nel periodo ellenistico furono edificati alcuni templi, di cui uno dedicato ad Apollo Libystino. Ancora oggi rimangono i resti di un tempietto agreste votivo in contrada Cugni, località nella quale furono tracciate le rotaie della via Elorina, tuttora ben visibili sulla roccia. La contrada Cugni, per l'alta concentrazione di resti antichi, si può definire "parco archeologico".
GLI INSEDIAMENTI DI INTERESSE ARCHEOLGICO DELLA ZONA CUGNI
Grotta Corruggi (periodo paleolitico)
Grotta del Fico (Periodo mesolitico - mesolitico)
Grotta Calafarina (Periodo neolitico)
Necropoli (tombe a forno), dolmen e forno (Periodo neolitico)
Basamenti di capanne (Periodo neolitico)
Tempio greco (basamento per le colonne) - III secolo D.C.
Fosse per la raccolta delle acque piovane (Periodo paleolitico)
Villaggio Romano - III o IV secolo D.C.

# Posté le dimanche 14 janvier 2007 06:25